9^ tappa Najera – Santo Domingo de la Calzada km. 22

giov 14 giu 2018

Quella che ci aspetta è un’infinita campagna adagiata su dolci colline, tutta sole, nemmeno l’ombra di un albero e niente acqua se non nei villaggi e vigneti a perdita d’occhio. Ormai nulla dovrebbe farci paura, per cui guarderemo con superiorità ben poco evangelica quei viandanti che non hanno saputo regolare le proprie forze e ora li vediamo passare con antidolorifici e ginocchiere. Via, quindi, in marcia: si esce da Najera battendo un sentiero argilloso, in salita, per un dislivello di 70-80 metri ditribuito su 5 km. Di lì incontriamo la pista asfaltata che conduce dritta dritta ad Azofra, paese agricolo adagiato lungo il Rio Tuerto. La Calle Mayor ci fa attraversare il paesino, tappa famosa fin dai primi tempi del Camino: l’hospital risale al 1168. Stessa data più o meno per annesso cimitero dei pellegrini, superando il quale sono ammessi gli scongiuri. Facciamo rifornimento di quello di cui abbiamo bisogno per la mattinata, acqua e viveri, perché dopo Azofra c’è il nulla per 9 km.

Il nulla fino alla Fuente de Los Romeros; dopodiché il Cammino torna ad essere destinato solo ai viandanti.

Al km. 7.2 c’è una colonna, la Picota de Mediados: risale al XV sec. e serviva alla Giustizia locale. Se avevi combinato qualche ribalderia, ti legavano lì tutto solo, a prendere il fresco sotto il sole che già comincia a farsi apprezzare.

Va detto però che il colpo d’occhio intorno è piacevole e merita qualche scatto: i colori dei campi di grano si alternano a quelli dei vigneti e la terra battuta rende agevole il passo, per cui di buona lena prevedo che arriveremo abbastanza freschi a Cirueña.

Quando vedremo un campo di golf, vuol dire che saremo arrivati: abbiamo già fatto ben 15 km. e quasi non ce ne siamo accorti. Ora rimane l’ultimo tratto, facile come bere un bicchier d’acqua: 6 km. in discesa, in mezzo ai campi di cereali lzada. alla meta di Santo Domingo de La Calzada – Cosa vogliamo di più?

Ai margini del cammino, le pietre impilate l’una sull’altra formano muretti interminabili, che si incrociano e si confondono nei disegni della campagna. Mentre attraversiamo, penso ai molti secoli che gli uomini hanno passato chini su questi terreni, eppure c’era sempre un sasso da togliere, una pietra che spezzava la lama dell’aratro, che azzoppava il cavallo, che incalliva la mano del contadino. Era una lotta che ricominciava ogni anno e, che non sarebbe mai finita.

C’inerpichiamo su una piccola altura e, quando raggiungiamo la cima, possiamo vedere la torre principale di Santo Domingo de la Calzada. Da qui, mentre cammino, comincio a sognare il conforto e la seduzione del Parador Nacional. Da quanto ho letto, l’edificio è stato costruito da San Domenico per ospitare i pellegrini. Ed è scritto da qualche parte che nel 1214 trovò ospitalità anche San Francesco d’Assisi, nel suo viaggio fino a Compostela.

Sul Rio Oja, ecco il Ponte costruito nel 1044 da Santo Domingo, apposta per i pellegrini. A dire il vero, al buon Domingo si deve tutto il paese e persino la strada che abbiamo appena percorso: fu lui, ritiratosi qui come eremita, a risistemare la vecchia strada romana e a creare un primo insediamento di accoglienza ai viaggiatori. La “calzada” infatti sarebbe la carreggiata – così infatti avevano preso chiamarlo, il buon Domenico: “il Santo della Carreggiata”.

Ok, ci siamo? Ecco, mentre ci godiamo il fresco all’interno della chiesa, cerchiamo verso l’altare maggiore: notiamo ad un tratto una ringhiera, con tanto di polli vivi. Se non conoscessi la leggenda, direi: “che tipo, il Prete, si tiene i polli in chiesa invece che in cortile” – e invece no, non è una bizzarria del prete, è una tradizione secolare che è forse la storia più raccontata di tutto il Cammino.

In varie versioni, naturalmente; ma al netto di tutte le infinite variazioni sul tema, rimane questo nucleo centrale: un pellegrino era stato condannato ingiustamente all’impiccagione per un furto. Le ragioni dell’ingiustizia variano di volta in volta a seconda del narratore, la costante è che il poveretto viene preso e impiccato. I suoi compagni, disperati, proseguono il cammino piangendo la triste sorte del compagno, affidandosi a Sant’Jago. O forse era stato l’impiccato stesso ad affidarsi al Santo, nel rantolo di morte – chissà, dipende dalle versioni. Insomma: va a finire che dopo qualche tempo, mentre l’impiccato è ancora appeso fuori del paese a marcire, cominciano a circolare strane voci sul suo cadavere. Molti dicono che non puzza, altri giurano che non marcisce, qualcuno si spinge a dire che il cadavere è vivo. La voce arriva al giudice del paese, il responsabile dell’ingiusta sentenza, che se ne stava bel bello a mangiarsi il suo bel pollo arrosto. E lui, seccato: “Non dite fesserie! Un impiccato non può essere vivo dopo un mese! Se quel delinquente è ancora vivo allora questo mio pollo arrosto può mettersi a cantare!”… E chicchirichì, il pollo arrosto si tira su dal piatto e se ne va in chiesa, con tanto di salsa ancora addosso.

Ecco: quei polli lì sono i discendenti del pranzo mancato del Giudice Ingiusto. Per chi non rinuncia a una nota culturale nemmeno in cammino, sappiate che da questa leggenda Henry Gheon ne ha tratto una Sacra Rappresentazione, pensando di rinnovare il Teatro rifacendosi alle forme medievali. Si dice che se entrando avete sentito il canto del gallo, tutto il resto del viaggio andrà bene. In effetti, a me non è capitato, ma non posso lamentarmi del resto delle tappe. Bisogna ammettere comunque che il primo impatto è straniante – provateci, ne vale davvero la pena. Non vi capiterà più un incontro così bizzarro.

I polli sono alloggiati in una gabbia tardo gotica, dalla rete dorata: un gallo e una gallina, offerti ogni 15 giorni da una famiglia del paese, a turno; noi invece alloggiamo in uno dei due albergue del paese – entrambi in Calle Mayor, Casa del Confradìa del Santo, aperto nel 2009; mentre da Maggio a Ottobre, al numero 29, c’è l’albergue di Nostra Signora dell’Assunzione, abbazia cistercense, dove le monache cantano i vespri al calar della sera.

Dati tecnici della giornata:

  • Partenza ore: 5:35
  • Km percorsi: 22
  • Dislivello:minimo con saliscendi
  • Meteo: sole e molto vento
  • Tempo impiegato: 6:26
  • Fino qui in Totale km. percorsi: 222,4
  • Km stimati a Santiago : 576,6

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